Sospetta la gestione antieconomica del ristorante: legittimo l’accertamento
Non credibile la volontà di proseguire l’attività di famiglia nonostante il reddito irrisorio del titolare

Legittimo l’accertamento nei confronti del titolare del ristorante se è palese la gestione antieconomica del locale. In questa ottica i giudici sottolineano il peso specifico degli elementi richiamati dall’Agenzia delle Entrate, ossia il rilevante scostamento rispetto ai risultati desumibili dallo studio di settore e le anomalie relative alla durata delle scorte, al valore aggiunto per addetto e al margine operativo lordo, nonché rilevanti indici di antieconomicità. Più in dettaglio, emerge che l’accertamento è stato poggiato sulle valutazioni di precisi dati economici ed in particolare sull’antieconomicità della gestione, comprovata dalla non congruità dei ricavi dichiarati per gli anni dal 2003 al 2007 e dall’irrisorio risultato conseguito dalla società contribuente che denota uno scostamento rilevante rispetto a quello desumibile dall’applicazione degli studi di settore. Inoltre, si è appurato anche che gli indicatori economici non erano coerenti (durata delle scorte, valore aggiunto per addetto, margine operativo lordo), mentre la società non è stata in grado di spiegare tale anomalia, se non con generici riferimenti ad una collocazione semiperiferica e ad una concorrenza che costituisce circostanza di fatto che caratterizza qualsiasi ambito operativo aziendale. Infine, i giudici ritengono la spiegazione circa l’irrisorietà del reddito del titolare del ristorante, e cioè la volontà di proseguire l’attività imprenditoriale di famiglia, nonostante lo scarso profitto e l’antieconomicità della gestione, non credibile. (Ordinanza 21161 del 5 luglio 2022 della Corte di Cassazione)